Reattività e stati “iper”: oltre il comportamento, verso la comprensione del sistema

“Non chiediamoci se questo cane si calmerà. Chiediamoci di cosa ha bisogno per stare bene all’interno del suo sistema emotivo.”

Con questa riflessione la Dr.ssa Ludovica Pierantoni, Medico Veterinario Esperto in Comportamento, ha aperto il webinar “Reattività e stati Iper”, nuovo appuntamento del ciclo I Mercoledì di FICSS PRO.

Una serata che ha registrato una partecipazione numerosa e un confronto particolarmente attivo tra professionisti, educatori cinofili, istruttori e consulenti della relazione, confermando quanto il tema sia oggi centrale nella pratica quotidiana.

Quando le parole non bastano più

Nel linguaggio comune capita spesso di definire un cane come iperattivo, ipersensibile o iperreattivo, utilizzando questi termini quasi come sinonimi.

Il webinar ha mostrato come questa semplificazione possa diventare un ostacolo alla comprensione del caso.

Dietro a manifestazioni apparentemente simili possono infatti nascondersi condizioni profondamente diverse, che coinvolgono aspetti differenti dell’organizzazione neurocomportamentale del soggetto.

Non si tratta semplicemente di “troppa energia” o di “troppa sensibilità”.

Si tratta di comprendere come il cane percepisce gli stimoli, come li elabora, come regola le proprie emozioni e come riesce (o non riesce) a ritrovare uno stato di equilibrio.

L’adolescenza non è una diagnosi

Uno dei passaggi più interessanti della serata ha riguardato il periodo adolescenziale.

L’adolescenza è fisiologicamente caratterizzata da una maggiore impulsività, da una ricerca più intensa degli stimoli e da una ridotta capacità di autoregolazione. È una fase di sviluppo in cui il sistema emotivo matura più rapidamente rispetto ai sistemi di controllo cognitivo.

Ma proprio per questo motivo rappresenta anche il momento in cui possono emergere vulnerabilità individuali.

La domanda che molti proprietari rivolgono ai professionisti — “Si calmerà?” — rischia quindi di essere fuorviante.

La domanda corretta diventa invece:

Di cosa ha bisogno questo cane per riuscire a regolare il proprio sistema emotivo?

È una prospettiva completamente diversa, che sposta l’attenzione dalla previsione del comportamento alla comprensione dei bisogni del soggetto.

Il confine tra fisiologia e vulnerabilità

Non tutti i cani adolescenti attraversano questa fase nello stesso modo.

Un cane vivace, impulsivo o facilmente eccitabile può rientrare perfettamente nella fisiologia dello sviluppo.

Il professionista, però, deve imparare a riconoscere quando quella vivacità diventa qualcosa di diverso.

La Dr.ssa Pierantoni ha proposto alcuni indicatori fondamentali:

  • capacità di recuperare dopo uno stimolo;
  • flessibilità del comportamento;
  • adattabilità ai diversi contesti;
  • qualità del riposo;
  • capacità di apprendimento;
  • impatto del comportamento sulla qualità della vita del cane e della famiglia.

Non è il singolo episodio a fare la diagnosi, ma il funzionamento complessivo del sistema.

L’importanza della relazione

Un altro concetto emerso con forza riguarda il ruolo del caregiver.

Oggi la letteratura scientifica mostra come una relazione sicura possa rappresentare un potente fattore di regolazione emotiva.

Il caregiver non è soltanto chi gestisce il cane.

Può diventare una vera risorsa di co-regolazione, contribuendo a ridurre lo stress e a sostenere il cane nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Questo dato rafforza ulteriormente il ruolo del professionista cinofilo, chiamato non soltanto a lavorare sul comportamento dell’animale, ma anche sulla qualità della relazione che si costruisce all’interno della famiglia.

Un approccio realmente multidimensionale

Uno dei messaggi più innovativi dell’incontro è stato l’invito a superare una lettura esclusivamente comportamentale.

La reattività non nasce da un’unica causa.

Può essere influenzata da:

  • predisposizioni individuali;
  • esperienze precoci;
  • qualità della relazione;
  • condizioni ambientali;
  • dolore cronico;
  • stato di salute generale;
  • funzionamento del microbiota intestinale;
  • caratteristiche temperamentali.

Ogni elemento contribuisce alla costruzione dell’equilibrio — o dello squilibrio — del soggetto.

Per questo motivo la valutazione non può essere affidata a una singola figura professionale.

Serve un lavoro di rete che coinvolga, quando necessario, medico veterinario esperto in comportamento, educatore, esperto cinofilo in area comportamentale, nutrizionista e gli altri professionisti competenti.

Il comportamento è soltanto la punta dell’iceberg

Uno dei concetti che più hanno colpito i partecipanti è probabilmente quello espresso nella parte conclusiva del webinar.

Il comportamento è ciò che vediamo.
Lo stato interno è ciò che dobbiamo imparare a comprendere.

Cambiare prospettiva significa smettere di chiedersi come ridurre un comportamento indesiderato e iniziare a domandarsi quali processi stiano mantenendo quel sistema in una condizione di costante attivazione.

È questo il passaggio che trasforma un intervento correttivo in un percorso realmente clinico, educativo e relazionale.

Un confronto che continua

L’interesse suscitato dalla serata ha rappresentato anche l’occasione per presentare il nuovo percorso di approfondimento che la Dr.ssa Ludovica Pierantoni svilupperà nei prossimi mesi, dedicato all’approccio multidimensionale alla medicina comportamentale.

Per FICSS PRO questo webinar ha rappresentato pienamente la missione dei Mercoledì di FICSS PRO: offrire momenti di formazione continua che aiutino i professionisti a sviluppare strumenti interpretativi sempre più solidi, aggiornati e fondati sulle evidenze scientifiche, senza rinunciare alla complessità che caratterizza ogni relazione uomo-cane.

2 commenti

  1. Miconi 17.09.2026 at 10:59 - Reply

    𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 “𝗙𝗜𝗚𝗨𝗥𝗔”
    Una riflessione nata dalla lezione di Ludovica Pierantoni

    Ascoltare una magistrale lezione significa, per me, uscirne con nuove domande da pormi come professionista cinofilo. Quella di ieri sera è stata una di queste occasioni, seguendo quanto ci offriva Ludovica Pierantoni, medico veterinario e vicepresidente dell’European College of Animal Welfare and Behavioural Medicine.

    Durante la sua presentazione sul comportamento ADHD-like nel cane, ho riflettuto su come l’attenzione della maggior parte dei professionisti e dei familiari umani si concentri spesso su ciò che appare più evidente: come si comporta il cane. Nello specifico, questi cani vengono descritti come iperattivi, impulsivi, con difficoltà a mantenere la concentrazione e una rapidità repentina nel passare da un’azione all’altra senza soluzione di continuità e senza un’apparente organizzazione dello scopo e del significato del loro agire.
    Queste manifestazioni comportamentali sono certamente elementi presenti e inconfutabili osservando un cane ipersensibile, ma da soli descrivono ciò che il cane sta facendo e cosa si osserva nella fase consumatoria disorganizzata. Resta tuttavia da comprendere meglio (ed è l’elemento che ritengo più interessante dell’incontro formativo) che cosa accada prima dell’azione, nel modo del cane che manifesta comportamenti non di successo di ricevere e organizzare gli stimoli, non soltanto in termini di intensità, ma anche di percezione di essi e di rigidità dei significati attribuiti o rappresentati.

    Nella cinofilia si descrive spesso il cane con un profilo ADHD-like come un paziente con il “filtro attentivo disregolato”. Questa espressione rende sicuramente l’idea, ma porta con sé il rischio di collocare il fenomeno in una fase già avanzata del processo di attribuzione di significato, l’impulsività appunto.

    Dalla lezione della dott.ssa Pierantoni è emerso un aspetto che, in qualche modo, mi ha sempre coinvolto sul piano intuitivo, rispetto al quale ho però mantenuto un profilo cauto, per evitare speculazioni basate su parallelismi umani. Immagino che il punto centrale verosimilmente potrebbe essere la capacità del cane di scegliere a che cosa prestare attenzione. Il cane, infatti, come accade anche a noi esseri umani, riceve informazioni sensoriali, attribuisce loro salienza, facendone quelli che definisco “significati significanti”, e organizza di conseguenza percettivamente la scena nella quale è chiamato ad agire.

    Se ogni rumore, movimento, odore o variazione ambientale acquistano immediatamente rilevanza, possiamo ancora immaginare che il problema riguardi soltanto la fase dell’attenzione e il suo filtro?
    Oppure, alla luce degli studi moderni condotti sul cane, possiamo immaginare che coinvolga anche la modulazione sensoriale e di conseguenza l’organizzazione percettiva dell’esperienza somatosensoriale?

    Dal mio punto di vista, la soglia più significativa per migliorare il lavoro di riabilitazione sta proprio nel prestare maggiore attenzione alla ricerca di risposte a quest’ultima domanda, troppo spesso trascurata in nome della ricerca di qualcosa che calmi il cane, anziché comprendere che il tentativo di contenere l’effetto non cura, di per sé, la causa che lo ha portato a manifestarsi.
    Un cane molto attivo può muoversi tanto, eccitarsi rapidamente e mostrare una scarsa capacità di attesa, conservando però una certa flessibilità e strategie congrue al contesto. Può orientarsi verso qualcosa, coordinarsi con il proprio familiare umano e modificare la risposta attraverso nuove strategie ed euristiche. Il cane con temperamento “audace” è pertanto un soggetto capace di organizzare una sequenza e arrivare a concluderla con la fase di arresto.

    Nel profilo ADHD-like, invece, gli stimoli possono acquisire contemporaneamente salienza, con la stessa valenza e lo stesso valore. Tutto tende a diventare una “figura” manifesta e urgente, che richiede un agito intenzionale; quasi nulla riesce a restare sullo sfondo come poco rilevante o differibile. Il cane appare continuamente catturato da qualcosa, cambia direzione, interrompe ciò che aveva iniziato e fatica a costruire una gerarchia tra le informazioni disponibili.

    L’iperattività è evidente ma, a mio parere, è soltanto la conseguenza di una parte alterata della sequenza. La fase di focalizzazione attentiva e il processo percettivo della realtà sono frammentati e distorti. Il movimento eccessivo e l’impulsività sono sostenuti e prodotti da una rigidità più profonda. Possiamo verosimilmente immaginarli come risposte alla difficoltà di abituarsi agli stimoli, di disimpegnarsi quando perdono intensità, di riorientarsi verso altri elicitatori, di modulare l’attivazione in termini di intensità, durata e frequenza e, infine, di portare l’esperienza che il cane sta vivendo e attraversando tutte le fase della sequenza verso la naturale fase di arresto.

    Questa distinzione tra un cane attivo, o audace come l’ho definito, e un cane “disperato” ha anche un valore operativo nella scelta della strategia riabilitativa. Se si osserva soltanto il comportamento da contenere, il lavoro finirà facilmente per concentrarsi sul controllo motorio, sull’obbedienza o sull’interruzione delle risposte, attraverso tentativi di portare il cane verso quella che viene definita una maggiore capacità di gestione degli autocontrolli e di contenimento dell’azione. Se, al contrario, integriamo quanto ci offrono le nuove frontiere del sapere e riconosciamo nel cane una difficoltà più ampia, quella immaginata nell’organizzazione sensoriale, percettiva e attentiva, cambia anche la risposta professionale nella scelta riabilitativa.

    All’interno di un approccio interdisciplinare, il medico ci offre le proprie competenze attraverso diagnosi differenziali che spaziano dalla neurologia all’alimentazione, dal comportamento al dolore. Diventa importante costruire contesti comprensibili per il cane e per i familiari umani, ridurre la competizione tra gli stimoli presenti, sostenere l’orientamento e accompagnare una fase della sequenza alla volta, per permettere al cane di sperimentarne la conclusione: la fase di arresto.

    Il caregiver assume così un ruolo di regolazione, con l’intento di arrivare alla co-regolazione sociale e, infine, all’autoregolazione del cane. Può realizzarlo, ad esempio, portando alcuni elementi della scena a diventare significativi e, al contempo, lasciando che altri rimangano sullo sfondo. Tutto questo senza eccedere in intensità; anzi, in termini controintuitivi, abbassando proprio l’agone performativo del: «Guarda qua! Guarda cosa ti do! Aspetta! Seduto!» ecc.

    Con questa riflessione, ispirata dalla docenza della stimata amica Ludovica Pierantoni, non voglio introdurre un criterio diagnostico, poiché nella mia cultura professionale ho sempre sostenuto che ogni valutazione clinica appartenga al medico veterinario esperto in comportamento e richieda anamnesi, osservazione nei diversi contesti ed esclusione di altre possibili condizioni.

    Con questo articolo vorrei piuttosto proporre una domanda spendibile nella riabilitazione di tutti i cani che manifestano comportamenti eccessivi, disordinati, a volte fuori contesto o particolarmente intensi. Una domanda che può essere utile per distinguere un cane molto attivo da un profilo ADHD-like. Ed è questa: quanto peso attribuiamo alla quantità del comportamento osservato e quanto alla perdita di flessibilità con cui il cane organizza ciò che sente, percepisce e incontra?

    La lezione di Ludovica Pierantoni mi ha lasciato proprio questa riflessione. Dietro un cane che sembra fare continuamente qualcosa potrebbe esserci un cane per il quale troppe cose diventano importanti nello stesso momento.
    E quando tutto diventa “figura”, diventa molto difficile scegliere tra continuare o concludere.

    Attilio Miconi

    𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
    Sulkama S. et al. (2021), Canine hyperactivity, impulsivity, and inattention share similar demographic risk factors and behavioural comorbidities with human ADHD, Translational Psychiatry.
    González-Martínez Á. et al. (2024), New Advances in Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder-like Dogs.
    Riggio, G., Borrelli, C., Campera, M., Diverio, S. et al. (2026), Attachment patterns toward the caregiver modulate canine physiological indicators of acute and chronic stress.
    Pierantoni L. (2026) European College of Animal Welfare and Behavioural Medicine, ECAWBM.

  2. Dinda 18.09.2026 at 10:26 - Reply

    👍🏻

Leave A Comment

Condividi questa storia, scegli la tua piattaforma!