Dentro l’adolescenza: continuità o rivoluzione?

Comprendere il giovane cane significa smettere di guardarlo con gli occhi con cui guardavamo il cucciolo

C’è un momento nella vita del cane in cui qualcosa cambia. Il corpo si trasforma, le distanze aumentano, gli interessi si modificano, le emozioni sembrano diventare più intense. Quello che fino a poco tempo prima funzionava improvvisamente sembra non funzionare più.

Il richiamo diventa meno immediato. Un’attività che coinvolgeva il cucciolo può perdere interesse. Compaiono nuove iniziative, nuove curiosità, talvolta nuove difficoltà. Il cane può cercare maggiormente il contatto oppure, al contrario, iniziare a sottrarsi. Può apparire più indipendente, più incostante, più sensibile a ciò che accade intorno a lui.

Ed è proprio in questo momento che compare spesso una parola: “prima”.

Prima mi seguiva.
Prima tornava subito.
Prima era più concentrato.
Prima aveva paura di quella situazione.
Prima andava d’accordo con tutti.
Prima faceva quello che gli chiedevo.

Ma cosa accade se continuiamo a utilizzare il cucciolo di prima come parametro per interpretare il giovane cane che abbiamo davanti oggi?

È da questa domanda che prende avvio il primo incontro del ciclo “Dentro l’adolescenza. Una lettura dei processi di trasformazione adolescenziale con la lente della prevenzione”, condotto da Daniela Malagoli.

L’adolescenza non è un’infanzia più complicata

Uno degli aspetti fondamentali per comprendere l’adolescenza è riconoscere che non si tratta semplicemente di una fascia d’età collocata tra l’infanzia e l’età adulta.

L’adolescenza possiede caratteristiche proprie e specifici processi di trasformazione.

Cambia il corpo, ma cambiano anche le possibilità di azione. Si riorganizzano alcuni processi del sistema nervoso, si modifica la regolazione emotiva, acquistano un peso diverso l’esplorazione, il rischio, la distanza, il confronto sociale, la ricerca di autonomia, la sessualità, l’appartenenza, la gestione delle risorse e la possibilità di prendere iniziative.

Sono trasformazioni che fanno parte del processo evolutivo.

Non si manifestano necessariamente nello stesso momento, con la stessa intensità o nello stesso modo in tutti i soggetti, perché ogni individuo porta con sé il proprio patrimonio genetico, la propria storia, le esperienze vissute, le relazioni costruite e il contesto nel quale cresce.

Ma proprio perché l’adolescenza introduce un diverso funzionamento, continuare a leggerla attraverso la lente dell’infanzia rischia di portarci a interpretazioni sbagliate.

La maggiore autonomia può essere letta come disobbedienza.

La spinta esplorativa come perdita di interesse nei nostri confronti.

L’incostanza come dimenticanza di ciò che era stato appreso.

La maggiore sensibilità sociale come qualcosa di problematico.

L’errore come regressione.

E da un’interpretazione sbagliata possono nascere interventi educativi altrettanto sbagliati: interventi che, anziché accompagnare la traiettoria evolutiva, rischiano di ostacolarla.

Continuità o rivoluzione?

La risposta è: entrambe.

Esiste una continuità evidente tra infanzia e adolescenza. Il giovane cane non cancella ciò che è stato costruito da cucciolo. Porta con sé la propria storia, le relazioni, gli apprendimenti e le esperienze precedenti.

Ma continuità non significa identità.

L’adolescenza poggia su ciò che è stato costruito prima e, contemporaneamente, lo riorganizza.

Per questo possiamo parlare anche di una vera e propria rivoluzione: ciò che esiste viene rimesso in movimento, utilizzato diversamente, confrontato con possibilità nuove.

Lo sviluppo, del resto, non è una linea retta lungo la quale il cane diventa semplicemente più grande, più esperto e più competente. Non è nemmeno una successione ordinata di tappe che si susseguono lasciando intatto il funzionamento di fondo.

Svilupparsi significa anche trasformarsi, riorganizzarsi e ricostruirsi.

E una trasformazione di questa portata non può essere perfettamente lineare.

Non chiediamoci soltanto “cosa sta facendo?”

Osservare il cane in una prospettiva evolutiva richiede allora di modificare anche le nostre domande.

Di fronte a un comportamento non basta chiedersi:

“Che cosa sta facendo?”

Dovremmo provare ad aggiungere:

“Che cosa sta cercando di organizzare?”

“Quale funzione sta svolgendo questo comportamento?”

“Che cosa riesce a regolare?”

“Questa situazione rientra nelle sue possibilità attuali oppure le supera?”

E, soprattutto:

“Ciò che stiamo facendo sta ampliando o restringendo le sue possibilità evolutive?”

È un cambiamento di prospettiva importante per chi si occupa professionalmente di educazione cinofila.

Una richiesta può essere perfettamente corretta in termini generali e risultare, tuttavia, inadeguata per quel soggetto, in quel momento e in quel particolare contesto.

Non basta quindi conoscere ciò che, teoricamente, un cane “dovrebbe saper fare” a una certa età.

La domanda diventa piuttosto:

quali possibilità sono realmente disponibili per questo individuo, oggi, in questa situazione?

La rete dei bisogni evolutivi

Per rappresentare i bisogni che accompagnano lo sviluppo, Daniela Malagoli propone l’immagine di una rete.

Una rete perché i bisogni non sono elementi isolati né gradini di una scala da percorrere uno dopo l’altro. Sono nodi differenti ma interdipendenti: ciò che accade in una parte della rete modifica inevitabilmente anche le altre.

Relazioni, sicurezza, esperienze, individualità, aspettative e possibilità di autonomia si sostengono e si modulano reciprocamente.

Non possiamo parlare di sicurezza senza interrogarci sulla qualità delle relazioni. Non possiamo proporre esperienze adeguate senza conoscere l’individuo che dovrà attraversarle. Non possiamo parlare di autonomia senza considerare ciò che quel soggetto ha imparato ad aspettarsi dagli altri e dal mondo.

La rete accompagna tutto il periodo evolutivo.

Ciò che cambia tra infanzia e adolescenza non è quindi l’esistenza dei bisogni, ma il modo in cui quei bisogni si esprimono e devono trovare risposta.

La relazione cambia forma

Il cucciolo ha bisogno di una presenza stabile, riconoscibile, capace di leggere i suoi stati, modulare le proposte e aiutarlo a recuperare dopo l’attivazione.

La regolazione, inizialmente, arriva in larga parte dall’esterno.

Crescendo, il soggetto costruisce progressivamente la capacità di autoregolarsi. Ma si tratta di un processo lungo, che attraversa l’intero periodo evolutivo e che proprio durante l’adolescenza può mostrare momenti di grande instabilità.

Il giovane cane continua quindi ad avere bisogno della relazione, ma quella relazione deve cambiare forma.

L’adolescente ha necessità di verificare ciò che sa fare da solo, prendere distanza, incontrare limiti, fare esperienza della propria capacità di scelta e iniziare a partecipare più attivamente alla regolazione della relazione stessa.

Potremmo sintetizzare questa apparente contraddizione con un’espressione:

“Voglio farlo da solo, ma vieni con me.”

La presenza dell’altro continua a essere fondamentale, ma deve imparare a sostenere senza inseguire, a essere disponibile senza occupare tutto lo spazio, a rappresentare un riferimento senza trasformarsi in controllo continuo.

Non serve meno relazione.

Serve una relazione diversa.

Il valore dell’errore

Questo cambiamento ci obbliga anche a ripensare il significato dell’errore.

Durante il periodo evolutivo sbagliare produce informazioni. Permette di confrontare possibilità, verificare conseguenze, modificare strategie.

In adolescenza questo assume un valore ancora maggiore.

Un giovane cane deve poter incontrare situazioni più complesse, misurarsi con la novità, esercitare competenze emergenti, confrontarsi con piccole frustrazioni e sperimentare livelli progressivamente maggiori di responsabilità.

Proteggerlo non significa quindi eliminare qualsiasi difficoltà.

Significa costruire margini di sicurezza entro i quali possa sperimentare senza essere travolto dall’esperienza.

La calibrazione diventa fondamentale.

Un’esperienza non è adeguata soltanto perché è più lunga o più difficile di quella proposta a un cucciolo. Deve essere significativa per quel soggetto e per il momento evolutivo che sta attraversando. Deve offrire un reale margine di scelta, permettere di utilizzare competenze nuove e lasciare anche la possibilità di sbagliare.

Perché senza possibilità di fallire diventa difficile costruire davvero autonomia.

Il peso dei coetanei e del contesto sociale

Un’altra grande trasformazione riguarda il mondo sociale.

Durante l’adolescenza acquistano maggiore importanza il confronto, la partecipazione e le relazioni esterne al nucleo familiare.

Il giovane cane ha bisogno di misurarsi con altri soggetti e, in particolare, con i propri simili e con i coetanei. Le relazioni significative esterne alla famiglia possono diventare importanti occasioni di regolazione e di costruzione delle competenze sociali.

Anche il gioco cambia.

Entrano con maggiore forza componenti motivazionali che nel cucciolo potevano essere meno evidenti: competizione, possesso, territorialità, confronto con l’altro e ricerca del limite.

Per questo il gioco dell’adolescente richiede uno sguardo più attento.
Ma attenzione a non perdere un elemento fondamentale: il divertimento.

Un giovane cane ha bisogno di esperienze che abbiano significato per lui, che incontrino i suoi interessi e che siano sufficientemente coinvolgenti. Proposte troppo semplici, ripetitive o costruite senza tenere conto dell’individualità possono non riuscire più a ingaggiarlo come accadeva quando era cucciolo.

Anche il corpo racconta che qualcosa sta cambiando

L’ingresso in un diverso funzionamento può essere osservato anche attraverso molti segnali concreti.

Cambiano altezza, peso, massa muscolare e proporzioni corporee. Si modificano velocità, potenza, coordinazione, posture e organizzazione del movimento. Cambiano il pelo, l’espressione del volto e il modo in cui il cane utilizza il proprio corpo.

Ma possiamo osservare trasformazioni anche nella gestione dello spazio e del contatto, nell’aumento delle distanze, nel rapporto con soglie e confini, nel significato attribuito alle risorse, nella vigilanza e, soprattutto, nella capacità di prendere iniziative.

Il giovane cane comincia a scegliere maggiormente.

Può decidere dove andare, cosa fare, quando farlo e può anche iniziare a dire “no”.

Talvolta quel “no” non significa semplicemente che non voglia fare qualcosa: la possibilità stessa di scegliere e di opporsi può diventare parte del processo attraverso il quale sta sperimentando la propria autonomia.

Anche la relazione con le persone cambia: negli sguardi, nella ricerca del sostegno, nella distanza e nel contatto. Alcuni adolescenti possono diventare più “appiccicosi”, altri iniziare a rifiutare forme di contatto che prima accettavano. Non esiste una sola direzione possibile.

Esiste un cambiamento da osservare e interpretare all’interno della storia di quel soggetto.

Dall’età al funzionamento

Forse è proprio questo il passaggio più importante.

Non esiste un giorno preciso nel quale possiamo dire che il cucciolo è diventato adolescente semplicemente consultando il calendario.

La pubertà rappresenta certamente uno spartiacque importante, ma l’età anagrafica, da sola, non basta.

Occorre imparare a riconoscere il cambiamento di funzionamento.

Osservare il corpo, le iniziative, le distanze, le relazioni, il gioco, gli interessi, il rapporto con i coetanei, la gestione delle risorse, le modalità con cui il cane cerca sostegno, accetta una proposta o decide di sottrarsi.

Significa sostituire alla domanda:

“A questa età non dovrebbe già essere capace di farlo?”

una domanda molto più utile:

“Di che cosa è realmente capace questo individuo, in questo momento della sua traiettoria evolutiva?”

Entrare davvero “dentro l’adolescenza” significa allora accettare di osservare un processo in movimento.

Non per giustificare qualsiasi comportamento con un semplice “è adolescente, passerà”, ma nemmeno per correggere immediatamente tutto ciò che si discosta dal cucciolo che ricordavamo.

Tra questi due estremi esiste lo spazio dell’osservazione, della comprensione e della prevenzione.

È lì che il professionista può fare la differenza: riconoscere ciò che appartiene alla trasformazione, individuare ciò che rischia invece di interferire con il percorso di crescita e costruire condizioni nelle quali il giovane cane possa sperimentare, sbagliare, scegliere, regolarsi e progressivamente diventare adulto.

Perché l’adolescenza è continuità, certamente.

Ma è anche rivoluzione.

E accompagnarla significa essere capaci di cambiare insieme al cane che abbiamo davanti.

Articolo tratto dal primo incontro del ciclo Dentro l’adolescenza, a cura di Daniela Malagoli

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