
Da soggetti aggressivi a comportamenti aggressivi
Quando l’aggressività smette di essere un’etichetta e torna ad essere un linguaggio
Ieri sera è stato uno di quei momenti in cui la formazione torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno spazio di pensiero. La Dott.ssa Federica Manunta ha accompagnato i partecipanti in un percorso che, passo dopo passo, ha messo in discussione una delle abitudini più radicate nel nostro settore: quella di semplificare. Perché quando parliamo di aggressività, troppo spesso semplifichiamo. E semplificando, perdiamo senso. Fin dalle prime slide è emerso chiaramente un tema scomodo ma reale: nel mondo cinofilo convivono letture profondamente contraddittorie dello stesso fenomeno.
Da una parte la tendenza a etichettare, classificare, individuare “cani problematici”. Dall’altra, la normalizzazione di comportamenti che invece meriterebbero una lettura più attenta. E in mezzo? Professionisti, famiglie, cani….. e tante domande.
Un cambio di sguardo, prima ancora che di metodo
Il passaggio centrale della serata non è stato tecnico, è stato culturale.
L’aggressività è stata riportata alla sua natura originaria: non un errore, non una devianza, ma una funzione.
Una spinta che serve a: regolare la distanza, proteggersi, comunicare, reagire a ciò che viene percepito come invasivo
Quando questo viene compreso, cambia tutto. Perché il focus non è più “come elimino il comportamento”, ma “cosa mi sta dicendo questo comportamento”.
E qui la serata ha iniziato a prendere profondità.
Dietro ogni comportamento c’è una storia diversa
Uno dei momenti più partecipati è stato quando si è entrati nel merito delle diverse forme di aggressività.
Non esiste “l’aggressività”. Esistono aggressività diverse, con origini e significati differenti: predatoria, difensiva, emotiva.
Tre parole che, se lette superficialmente, sembrano categorie.
In realtà sono chiavi di lettura: la differenza non è accademica: è operativa.
Perché un cane che agisce per paura non è un cane che agisce per frustrazione.
E un comportamento predatorio non ha nulla a che fare con una risposta emotiva.
Eppure, nella pratica quotidiana, queste differenze vengono spesso schiacciate dentro un’unica etichetta: “aggressivo”.
Quando il conflitto diventa stile relazionale
Un altro passaggio che ha colpito molto riguarda la dinamica tra cane e referente. Quando i segnali del cane non vengono riconosciuti per quello che sono, ma interpretati come “capricci” o “mancanza di educazione”, la risposta umana tende a diventare competitiva. E da lì si innesca un dialogo fatto di opposizione. Nel tempo, questo dialogo può strutturarsi come modalità stabile di relazione. E il conflitto smette di essere episodio, diventando sistema. È in questo spazio che l’aggressività trova terreno fertile per crescere.
Una responsabilità professionale chiara
La chiusura della serata ha riportato il focus sul ruolo dei professionisti.
Non siamo chiamati a “gestire” l’aggressività. Siamo chiamati a comprenderla. A leggere ciò che c’è sotto. A restituire significato alle famiglie. A costruire percorsi che non lavorino solo sul comportamento, ma sulla relazione.
Prevenzione, educazione, riabilitazione: tre parole che non sono fasi separate, ma parti di un unico processo.
Una serata che lascia domande (ed è un bene)
Il clima del webinar è stato attivo, partecipato, con interventi e riflessioni che hanno dimostrato quanto il tema sia vivo e sentito. Ma soprattutto, è stata una serata che non ha dato risposte semplici: proprio per questo è stata utile.
Lavorare con i cani — e con le persone — significa stare dentro la complessità.
E ora la parola passa a voi
Quello che abbiamo iniziato ieri sera non si chiude qui.
Continuiamo il confronto.
- Cosa vi siete portati a casa da questo webinar?
- C’è stato un passaggio che ha cambiato il vostro modo di leggere alcuni casi?
- Vi riconoscete nelle dinamiche relazionali descritte?
Condividere esperienze significa costruire competenza.
E questa, più di ogni tecnica, è ciò che fa davvero la differenza. Grazie a tutti di aver partecipato attivamente.

La serata di ieri è stata molto intensa, a partire dall’argomento piuttosto “scomodo”. Per me è stata anche una conferma e una sorte di “ripasso”, perché sto frequentando il Corso Escac in Tambra, e quindi ho ritrovato la filosofia di Federica Manunta, che, fra l’altro, ha una innata capacità di trasmettere in modo “semplice” e assolutamente fruibile, anche i concetti più complessi.
Grazie per questo vostro impegno nella continua formazione di noi soci.
La serata è stata estremamente istruttiva e costruttiva. La dottoressa Manunta ha la meravigliosa capacità di rendere fruibili anche i concetti più complessi. La chiave di lettura data estremamente interessante. Grazie per l’opportunità di formazione continua che date ai soci.